Relazione incidente mortale (061231M0) - Rodolfo Saccani


Data: 31 dicembre 2006
Località : Cune presso Borgo a Mozzano (Lucca) 31 dicembre 2006
Vela:  Swing Cirrus DHV 2/3


 
Profilo del pilota:

Esperto conoscitore dell'area di volo, praticante da anni con al suo attivo diverse centinaia di voli in contesti ambientali anche  diversi , definito prudente da chi lo ha conosciuto.

Condizioni meteo riportate :
Inizialmente nuvoloso in mattinata per poi schiarire nel primo pomeriggio per l'ingresso di forti venti da Ovest la cui velocità riportata dagli anemometri si attesta mediamente a 29 Km/h con punte di raffica fino a 60 Km/h nell'orario in cui è avvenuto l'incidente.

Dinamica:
Dopo circa tre minuti dall'involo il pilota stava sorvolando una depressione situata nelle vicinanze del decollo quando a causa delle forti raffiche subiva, a circa una quindicina di metri dal suolo, una corposa chiusura asimmetrica. A causa dell'esigua quota il pilota nulla ha potuto per controllare la  profonda picchiata dell'ala impattando con violenza sul suolo roccioso dove poi veniva trascinato per alcuni metri morendo sul colpo.
Nulla hanno valso le protezioni dell'imbragatura ed il casco.
Persone vicine al pilota ne dipingono un ritratto di persona equilibrata che prima di intraprendere il volo era uso consultare le previsioni meteo e non si capacitano di come egli abbia deciso di volare in un giorno in cui le condizioni erano sicuramente non solo non ideali ma addirittura proibitive proprio per il forte vento previsto da tutte le carte meteorologiche specializzate ed anche da radio e televisione.
Probabilmente l'abitudine al luogo e la conoscenza approfondita dello stesso in termini di condizioni aerologiche hanno giocato, questa volta in maniera negativa , un ruolo importante nella decisone del pilota di andare in volo, come per altro anche l'estrema fiducia nelle doti di sicurezza che il Pieretti riponeva nell'ala che volava da diverso tempo.
 
 
Considerazioni e raccomandazioni:
Purtroppo, una volta di più, dobbiamo constatare quale causa prima di incidente l'assuefarsi del pilota al volo ovvero l'abbassare la guardia rispetto ad alcune situazioni ritenendole bagaglio acquisito e credendo di poter sempre e comunque essere in grado di controllare la situazione.
Giocano, a volte,  un ruolo importante anche certe 'credenze' locali relativamente al poter volare in sicurezza anche con venti da quadranti diversi da quelli canonici a cui il decollo è esposto  od  addirittura provenienti da direzioni ad esso opposte, poiché la determinata zona di volo si trova 'protetta' dalla  X montagna o gode di condizioni 'miracolose'.
Nulla di più errato si può asserire e, se il volare in sottovento diviene nell'immaginario collettivo una condizione di volo sicuro ed accettata,  non ci spieghiamo allora come mai proprio da queste situazioni abbiamo la casistica più elevata di incidenti gravi, di lancio del soccorso o di recuperi in pianta dei piloti.
Questa Commissione (che all'epoca della pubblicazione di questa relazione sarà stata sostituita ) esorta tutti i piloti a rimettersi sempre in discussione ed a non compiere mai nessun volo quale fosse una 'routine', nemmeno la semplice planata, ad informarsi sempre adeguatamente sulle condizioni meteo previste nell'arco dell'intera giornata e comunque ad imparare a capire sforzandosi ad osservare i segnali (nuvole, fumi di valle, ciclicità e tipo di movimento della manica a vento in decollo ed atterraggio, fronde degli alberi sul pendio sotto e sopra di noi, rapaci in volo etc) che la natura ci da e a non decollare solo perché altri piloti sono già in volo.
Spesso il parlapendio  da atterraggio relativo alle 'condizioni frizzanti', alle 'bombe'o come qualcuno dice al 'rock'n'roll' non è che  un modo come un altro per esorcizzare o non dar a vedere il disagio o la sensazione di ansia (se non di vera e sana  paura) provati nel non essere riusciti a 'capire' od 'interpretare' la giornata. Ma questo è il volo di sottovento.
Se poi scientemente si decide di decollare sempre e comunque confidando nelle 'credenze' locali , il pilota voli almeno con la consapevolezza che le condizioni potrebbero cambiare repentinamente sino a diventare estreme a causa di variazioni di direzione anche solo di pochi gradi del vento dominante rispetto al monte che 'protegge' l'area di volo e che in ogni modo eventuali termiche di sottovento  sono, rispetto a quelle di sopravvento mediamente più violente , turbolente e scomposte ed accompagnate da moti discensionali di pari energia e velocità verticale  rispetto a quelli ascensionali. Non essendo comunque questo rapporto sede di trattazione tecnica ed approfondimento di aerologia, invitiamo il lettore ad approfondire l'argomento su testi specializzati e/o (per fortuna) su uno dei tanti siti internet ora disponibili.
Per ultimo, ma non certo come ordine d'importanza, il cercare di volare sempre a distanza adeguata di sicurezza, sia verticalmente che orizzontalmente, dal pendio, monitorandone costantemente la conformazione e cercando di visualizzare i movimenti che l'aria potrebbe assumere scorrendo tra gli ostacoli che ogni terreno offre (alberi e radure, cambi improvvisi di pendenza, depressioni , zone di roccia , costoni trasversali etc.) al fine di poter avere quel margine di tempo  per tentare  prima il controllo del mezzo e successivamente, se questo risultasse impossibile, il lancio del soccorso sino al suo completo dispiegamento.
Luigi Borsoi
Commissione Sicurezza FIVL