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Relazione di mancato incidente (111203N0) - Rodolfo Saccani

Data: anno 2010
Imbrago: di tipo integrale
Mezzo: prototipo
Casco: integrale

Profilo del pilota:
pilota esperto, vola da 5 anni e vola molto frequentemente, buon controllo del mezzo in configurazioni inusuali, pratica saltuariamente acrobazia.

Condizioni meteo:
condizioni di termica robusta

Dinamica:
Lasciamo la descrizione della dinamica al racconto del pilota:
"Se un giorno qualcuno mi avesse detto: prima o poi decollerai senza allacciare cosciali e ventrale, lo avrei guardato con aria sufficiente e gli avrei risposto: non credo proprio che mi capiterà.
Certi inconveniente sembrano lontani, eppure... eppure mi è successo!
Domenica, durante la seconda task, sono decollato senza essere allacciato.
Sono fortunato ad essere qui a raccontarlo e sono contento di non far parte della statistica di fine anno stilata dal buon Saccani. Oramai è risaputo che la sbadataggine e la disattenzione possono essere fatali, credo però che solo quando ci capitano personalmente suscitino le dovute riflessioni. Perciò penso che chi come me è convinto che mai e poi mai commetterà un tal errore farebbe bene a leggere queste tre paginette. Nessuno è immune dalle disattenzioni.
Prima di tutto è bene raccontare cosa è successo precedentemente al decollo. Sottolineerò le azioni che secondo me hanno influito sulla mia disattenzione, roba insignificante ma che ha alterato la solita sequenza e quindi il rito dell'imbragatura.
La mattina, fresco come una rosa, sono in atterraggio a regolare l'imbrago sul trespolo. Apporto alcune modifiche tra le quali mollare tutte le cinghie del cockpit. Quindi salgo in navetta verso il decollo. Mi sento bene, a parte il nervo sciatico che mi impedisce di correre e di correggere al meglio la vela durante la corsa. Quindici giorni fa ero piegato in due dal mal di schiena. Oggi va molto meglio. Apro la vela davanti a quasi tutti, davanti a me solo un paio di piloti.
Dopo il secondo briefing faccio una cosa che non avevo mai fatto, ovvero vedo un pilota utilizzare lo scotch di carta per sigillare l'urinatore e il relativo tubicino al proprio pene. Voglio sperimentare anch'io e così bendo il mio uccellino. La sensazione nelle mutande non è delle più piacevoli ma mi ci abituo. Mi imbrago fischiettando e presto molta attenzione alle modifiche apportate la mattina sul simulatore al cockpit. Qualcuno fa battute sul prova radio prova radio e lì forse mi distraggo. Ho desiderio di partire, oggi mi sento bene, finalmente dopo un periodo di merda, mi sento mentalmente tranquillo ... Allaccio le fibbie del mio nuovo imbrago, appiccico il velcro del cockpit alla pettorina. Eccomi qui! Sono super aereodinamico, così corazzato dal neoprene, filerò come un razzo... penso a tutto fuorché a quello che sto facendo. L'ho già fatto migliaia di volte in questi cinque anni... Imbragarsi, cosa volete che sia, un insieme di operazioni, un rito, e come tutti i riti un rincorrersi di gesti consoni... oggi sarà una giornatona, di quelle che piacciono a me... vedo una vela scuola rapita da una termica, un'altra prendere un buco incredibile... Fra poco si parte. E' tutto a posto o almeno credo. La mia soglia dell'attenzione non entra in allarme. Alla ventrale e ai cosciali non ci penso, la sento o almeno penso sia quella. Col senno di poi capisco invece che probabilmente era la benda sul pene che mi trasmetteva la sensazione di essere allacciato - allacciato a un bel paio di palle!
Decolla un pilota, la termica è violenta e scomposta. L'altro aspetta e mi chiede se voglio andare. Ok vado io, alzo la vela, c'è vento però la vela non porta ( che strano...) corro più veloce ( ahi la sciatica, tira a sinistra) salto una vela, poi non vedo più niente, il casco mi scende sulla faccia, cerco di sollevarlo ma scivolo sulla vela nuova di pacca del povero pilota (chissà quanti accidenti, chiedo scusa ancora al promettente giovanotto...). Per fortuna niente di rotto ma che figuraccia! Stupidamente penso solo alla figuraccia. Non mi chiedo perché la vela fosse ingestibile, perché l'imbrago, salendo, mi avesse scalzato il casco. Dovrebbero essere chiare avvisaglie ma lì per lì non realizzo. Sono in mezzo ai pilotoni e l'ottuso orgoglio preme quanto la voglia di emergere, perdonatemi, sono anche questo le gare per noi pilotuzzi. Comunque sia, meglio partire subito; chiedo scusa e riprovo, alzo la vela, non porta, c'è una piccola cravattina sulla destra ma non riesco a correggerla e nel tentativo cado. E due! Porca miseria, ancora un figura di merda! Ma cosa succede? Sono così stupido da non pensare un secondo che se non riesco a correggere la vela ci potrebbe essere qualche problema. Mi giustifico con primo che capita e dico: Deve essere ancora la schiena e il fatto che non riesco a caricare la ventrale... Costui gentilmente mi scioglie la cravattina. Ora riprovo, aspetto che il vento aumenti, faccio un passo, la vela porta appena, mi giro e finalmente parto.
Poi tutto si svolge nel giro di un lampo. La sensazione però la ricordo bene: è come se ti tagliassero di netto le gambe. Nessun appoggio e il tuo cervello razionalizza ad una velocità impressionante. Non sono allacciato. Per fortuna il velcro e il cockpit mi trattengono quel tanto che basta per far si che il tacco del piede catturi il suo appoggio o almeno parte di esso, sono quasi in ginocchio, pianto i gomiti sulle cinghie mentre le mani afferrano le bretelle. La vela rallenta... Cazzo i freni, molla i freni!!!! Rischio lo stallo mentre entro dentro l'imbrago. Per un soffio. Sono seduto, anzi sdraiato, punto sul tubo come non mai e, mentre cerco di pilotare, faccio scorrere le mani lungo le bretelle per non perdere la presa. Molti pensieri mi agitano.
Non so quanto ci si metta a scivolare fuori. Ma so che se non avessi trovato l'appoggio immediatamente sarebbe certamente successo qualcosa di molto pericoloso. Ho più ansia a pensarci ora che durante la gara di ieri. Anche se per un attimo, prima di prendere una decisione sul da farsi, mi sono immedesimato in chi è rimasto appeso per lungo tempo ed è morto d'infarto, in chi è scivolato fuori e si sfracellato. Mi è venuto tutto alla mente. Inutilmente. Quelle tragedie non mi sono servite d'esempio se sono qui a scrivere queste cose. E anche adesso, adesso che ho provato l'esperienza di prima persona, è come se non fosse capitato a me ma ad un altro. Ho fatto una cazzata talmente grande da non riuscire a sentirla mia.
Comunque sia, dopo essermi infilato nell'imbrago, mi sono chiesto: e adesso?
E adesso balla! La termica fuori non è delle più divertenti, un pilota davanti a me prende un'asimmetrica, la mia vela pure. Ballo nell'imbrago con i piedi puntati all'inverosimile. La termica è tosta. Sono ancora in pericolo, la ventrale è completamente aperta e le cinghie del cockpit pure. La vela è parecchio arzilla; più del solito, se il solito non bastasse... Mi domando cosa succederebbe se prendessi una chiusura importante. Volerei fuori? Probabilmente no... La turbolenza richiede concentrazione e la concentrazione sottrae tempo alla paura e alla suggestione... ma ancora e se dovessi stallare, se prendessi una frontale, se uno mi entrasse dentro... un vortice di pensieri in un vortice termico, ogni tanto riemergo e mi chiedo: Cosa devo fare? Sembrerebbe scontato ma non lo è affatto: forse dovrei andare in centro valle, magari sul lago e là, se l'aria è calma, allacciarmi. Andare a fare top del resto è troppo rischioso, oppure... oppure sì, magari dovrei andare in atterraggio... andare in atterraggio... ma no, l'atterraggio no, vuoi che non trovo una zona d'aria calma e che non riesca a continuare la gara... Cosa devo fare? Se esco dalla termica adesso poi magari ci metto troppo tempo e buco... addio gara... e la vita, la vita è più importante... meglio non pensarci quando ti senti appeso ad un filo... cosa devo fare? Cosa avreste fatto? Non so rispondermi. Non è facile sapere cosa sia giusto fare. Sarebbe stato giusto allacciarsi quando era ora, adesso però sono qui e posso sapere solo cosa voglio fare... cosa voglio fare? Mi rispondo voglio fare la gara, ecco cosa voglio fare! e visti i buchi che ci sono fuori, voglio salire e poi allacciarmi lontano dal costone e tornare a salire per fare bene lo start. Ecco cosa voglio fare! Ah che stupido eroe, ti meriteresti di fare una bella frittata! Reagisco bene a questo pensiero, ho paura ma non mi faccio prendere dal panico, penso a delle cose belle, roba da telenovelas, figli, paesaggi, lagune... sono in fondo sfacciatamente sfrontato e un fondamentalista dell'ottimismo. Credo in me, o almeno cerco di crederci... E così, sballotatto proseguo a girare quella termica veramente rognosa. Decido che quando sarà ora proverò ad allacciare cosciali e ventrale in centro valle. E dopo poco parto per il più "lungo" traverso della giornata.
Prima del lago vedo un falco scivolare in linea retta senza troppi sussulti. Lo seguo ma l'aria non è calma. Mi dirigo verso il lago. Devo fare qualche metro per trovare aria calma. Ricordo di avere un moschettone e un pezzo di corda nel cockpit... non vale la pena nemmeno stare lì a pensarci... L'operazione è delicata, devo essere sicuro che non ci siano brutte sorprese. Provo a frugare con le mani, ma non c'è niente da fare. La ventrale non viene su (probabilmente oltre ad essere incastrata la schiacciavo io con le gambe). Devo aprire tutto prima di andare a cercare i cosciali. Preferisco lasciare il meno possibile i comandi e la mia posizione sdraiata. Meglio fare tutto in un attimo che stare a spistolare alla cieca. L'aria è calma, o quasi. E' il momento.
Quando il sarcofago si apre e vedo la precarietà della mia situazione mi sento davvero disteso in una bara. Percepisco la vertigine e il vuoto. Cerco il colore rosso delle cinghie tra le mie gambe, ovviamente, come in un film pieno di suspence, non sono libere, si sono agganciate allo speed, o almeno credo. Tiro, non vengono. La vela si muove. Il tempo si ferma per l'ennesima volta prima dello start, sono costretto ad andare a cercare l'inghippo con le mani. Devo sporgermi, mettermi seduto. Con il braccio sinistro abbraccio la bretella e con il destro vado a rovistare. Fatto, finalmente le afferro, la prima entra bene la seconda devo aspettare, sto entrando di nuovo in una zona mossa. Finita la turbolenza finisco l'opera. Mi esce un grido di gioia. Torno a costone. Sono di nuovo in gara."

Esito:
Nessuna conseguenza.

Raccomandazioni:
Quando si abortisce un decollo, effettuare nuovamente tutti i controlli pre-volo prima del prossimo tentativo.
Quando un altro pilota abortisce il decollo, chiedergli di effettuare i controlli pre-volo.
Eseguire sempre la stessa sequenza di preparazione, creando una propria checklist da seguire meticolosamente ad ogni volo. La sequenza di preparazione non deve essere disturbata da fattori esterni o dalla fretta.
La routine di preparazione deve essere eseguita senza interruzioni. In caso di interruzione si raccomanda di ricominciare dal primo elemento della checklist.
In particolare si raccomanda di allacciare tutte le fibbie della selletta (cosciali e ventrale) immediatamente dopo averla indossata. Le fibbie non devono essere slacciate fino all'atterraggio.
In situazioni in cui il controllo visivo delle fibbie è impossibilitato dalla presenza di cockpit e/o imbrago integrale, il controllo deve essere effettuato toccando le fibbie con le mani.
Porre sempre la massima attenzione quando si aggiunge, rimuove o modifica un qualunque elemento dell'attrezzatura.
Si rammenta che i piloti con esperienza sono più soggetti rispetto a piloti poco esperti ad incidenti dovuti a dimenticanze nella fase di preparazione. E' sufficiente una piccola modifica nell'equipaggiamento per destabilizzare una sequenza di preparazione consolidata nel tempo.

Fonti:
Le informazioni sono state fornite dal pilota stesso.