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Relazione mancato incidente (060305N0) - Rodolfo Saccani

Data: 5 Marzo 2006

Località: Andrate (TO)
Mezzo: Parapendio Sky Paragliders ATIS (LTF 1-2)
Imbrago: Woody Valley Xtra
Casco: Senza mentoniera
Paracadute di soccorso: Metamorfosi 16 fusi


Profilo del pilota:
Pilota donna, attestato conseguito da 6 anni, nessun corso avanzato.

Condizioni meteo:
La descrizione della situazione meteo fornita dal pilota è la seguente:
"Le previsioni del week-end in questione, aggiornate al venerdì (non abbiamo il PC a casa) davano pessimo tempo: pioggia, neve e soprattutto, vento. Nord, Nord-Ovest, in attenuazione la domenica. Non siamo soliti analizzare col microscopio micro e macro meteorologia, siamo volatori della domenica e normalmente, come un po' fan tutti, ci accontentiamo dei due siti locali di previsione meteo, Nimbus e Regione Piemonte, senza andare ad approfondire. Il sabato tali previsioni si erano rivelate un po' pessimistiche, perché c’era un timido sole e vento in pianura non se ne vedeva, ma io avevo il mio consueto mal di testa, perciò abbiamo optato per un tranquillo sabato in bicicletta.
L’indomani dal mio panoramico balcone la situazione non sembra affatto critica: cielo sereno, un po' di foschia, cumuli sulle montagne dal Monviso al Gran Paradiso, insomma: una telefonata, dicono che pare buono perciò carichiamo i para (e le bici, perché io non sono convinta) e ci dirigiamo verso Andrate.
In viaggio, ormai quasi a destinazione, noto che la foschia permane, l’aria in pianura e allo sbocco della valle d’Aosta è una brezzolina normalissima, anzi quasi inesistente. Il cielo è moderatamente coperto, ma la copertura non è piatta e continua: ci sono dei cumuli, l’unica cosa che rimarco fra me e me è che sopra Andrate la sommità delle nuvole è « pettinata » da nord a sud e questo non mi piace molto. Comunque ci son parecchie vele per aria, anzi ci viene offerto un posto in navetta, che accettiamo volentieri. Durante il trasporto in decollo si parla del volo di ieri, di quello già fatto oggi, un gran buco da parte dei più, qualcuno sulla navetta ritenta un altro volo. Del Nord si accenna appena, nessuno sembra essere preoccupato: il Nord è alto, in genere ci scavalca, ecc. ecc. Io un po' preoccupata lo sono, ma quando mai non lo sono? Per me c’è sempre un buon motivo per esserlo, son fatta così!"


Dinamica:
Dal racconto del pilota:
"In decollo la manichetta tira bene, qualcuno ancora scorrazza per il cielo, tutti stendiamo la vela: « se aspettiamo ancora un po' si spegne tutto » (Acc… come odio questa frase di rito: a me piace invece stare a guardare come « cicla », annusare l’aria, guardare quel che fanno gli altri in volo… ma è sempre così, ogni volta la stessa solfa!). Inutile dire che sono inquieta, ma tra me e me mi redarguisco: « insomma, volano tutti, c’è pure un istruttore, ci son piloti di calibro, piantala di fare la solita c…sotto e decolla ». Fra l’altro noto che sono senza collegamento radio. Sempre! Ma chissà come mai oggi lo noto. E dico anche ridacchiando: sarà la volta buona che mi serve, come Murphy comanda. Mai parole furono più profetiche…
Faccio un decollo da manuale, e questo vale già a tranquillizzarmi un bel po'. Centro subito la termica e prendo più di seicento metri. La termica è discretamente scarrocciata verso l'interno del decollo, quindi mi dico che è tutto OK e parto in direzione opposta, cioè verso i laghi. L'aria è mediamente ballerina: normale ad Andrate. La velocità al GPS è poco meno di 30 km/h. Dopo 10 minuti sento come una spinta dietro la schiena: guardo il GPS: 42 km/h. Mi allarmo e faccio dietro-front; vedo soltanto un paio di vele con le orecchie sotto il costone di Andrate, dei miei « compagni » nessuna traccia. Capisco di essere in pericolo, ma non mi rendo conto di QUANTO. Semplicemente affondo la pedalina e cerco di raggiungere anch’io il costone per poi atterrare nel primo prato disponibile. L'aria si fa sempre più turbolenta, dopo dieci minuti raggiungo con fatica, e purtroppo in salita, il costone, perdendo minuti preziosi. Infatti distolgo l’attenzione dagli strumenti e dal terreno e guardo avanti a me: sulla Val D'Aosta il cielo, prima coperto, ora è blu zaffiro. Comincio, pur con tutta la pedalina a fondo, ad andare all'indietro, e il GPS segna 30 km/h. Sono nella m… adesso lo capisco. Mi rendo conto che contro il vento non la posso spuntare, mi volto vento a favore e comincia il rodeo. Vado ad una velocità pazzesca, il GPS mi viene strappato dal portastrumenti al primo ribaltone, ma non c'è bisogno di lui per capire l’entità del vento: la massa d’aria ha la stessa furia di un fiume dalla grande portata che ha appena rotto una diga. Inoltre ha una forte componente da Ovest, proprio la direzione orograficamente più sana verso cui vorrei andare per togliermi dai guai, cioè l'atterraggio della Cavallaria: vedo la vela di uno di noi che sta andando in quella direzione, ma lui ha capito parecchio prima, infatti se le sta prendendo in centro valle, e la sua mole almeno doppia della mia gli dà qualche chance in più! Io resto piantata, anzi indietreggio verso est, cioè su boschi e laghi.
Mi metto di nuovo con la prua verso sud, mi sembra di non avere scelta. Mentre mi dico: "Ma perché proprio a me? Sono sempre così prudente!!", inizia il SIV.
Le asimmetriche da mezza vela sono la cosa che mi spaventa di meno perché prendo di tutto: asimmetriche con un metro di vela aperta, post-stalli, corolle, frontali, twist, collassi totali. Chi mi vede da sotto mi dirà poi che si metteva le mani nei capelli.
Non so quanto dipenda da me e quanto dalla vela (benedetta!), comunque sta di fatto che l’ala torna sempre in volo, pronta per il disastro successivo. Salgo a velocità vertiginose, poi cado giù, poi di nuovo su, presa dalla disperazione faccio uno stallo di B, ma l'aria è turbolentissima, la vela imbarda di continuo e non ce la faccio a tenerla: anche l'uscita non è delle migliori. Percorro 23 km e mezzo in queste condizioni, decido di tenere le grandi orecchie per cercare di non avere uno straccio impazzito, sono stremata, le gambe sulla pedalina tremano convulsamente, le braccia già stanche per la forza sinora esercitata sui comandi, mi fanno un male boia.
Quando finalmente trovo una zona di relativa calma (cioè quello che normalmente io descrivo come aria ballerina), in lieve discendenza, visto che ormai sono sulla pianura, rilascio le orecchie e innesco una vite, ma poi riprende la turbolenza, perciò mollo la vite e faccio dei 360 stretti. Scendo ancora e torna la calma.
Sotto ci sono per lo più campi, Ivrea è abbondantemente dietro le mie spalle, distinguo una linea d'alta tensione, che ne incrocia una del telefono, cerco di non avvicinarmi troppo sapendo che potrebbero sorprendermi bolle o quant’altro vicino al terreno. Non finisco di pensarlo che, a 100 m da terra arriva una raffica della malora: frontale, corolla, picchiata in due secondi. Rifaccio le orecchie e le tengo fino a terra."


Esito:
Ancora dal racconto del pilota:
"Finalmente a terra, dove non lo so, mi strappo via tutto e prorompo in singhiozzi. Passano pochi minuti e arriva qualcuno di corsa, sento una mano sulla spalla: due macchine di piloti hanno inseguito il mio volo col cuore in gola e vengono a calmare i miei singhiozzi in un lungo abbraccio. A Dio piacendo è tutto finito!! Il tempo di piegare e lasciar sfogare tutto il terrore accumulato, e il vento diventa così forte che a malapena ci si regge in piedi. Sono qui a raccontarla, ma avrò molto tempo per riflettere. "

Considerazioni:
Le valutazioni circa la "volabilità" di una giornata non possono prescindere dalla comprensione della situazione meteorologica generale in atto. Andiamo ad analizzare la situazione meteorologica di quel giorno partendo dalle previsioni.
Le previsioni meteorologiche del venerdì davano abbondanti precipitazioni.
La situazione meteo il giorno dell'incidente si presenta con cielo sereno, un po' di foschia, cumuli pettinati dal vento.
Guardando le carte a 500 hPa (circa 5000 metri) delle 00Z (ore 01 a.m.) ci rendiamo conto che le previsioni hanno “sbagliato” per un motivo ben preciso.
Quando un fronte è in ingresso da nord-ovest, deve scavalcare le Alpi e l’evolversi del tempo dipende in maniera cruciale dal posizionamento del minimo orografico al suolo sul golfo di Genova. Se tale minimo rimane abbastanza a ovest, allora Piemonte e Lombardia finiscono sotto un flusso dal settore sud, umido (in quanto di provenienza mediterranea), instabile e foriero di precipitazioni indotte orograficamente dal sollevamento al contatto con Alpi marittime e prealpi. (Vedi immagine qui sotto)

 

 

Se invece il minimo si posiziona solo duecento km più a est il quadro cambia decisamente, le correnti entrano da nord/nord-ovest, sono asciutte e non portano precipitazioni al nord, bensì sull’appennino toscano, umbro e romagnolo.

 

 

Spesso queste due configurazioni si realizzano in sequenza temporale, col minimo al suolo che scivola verso est o sud-est, e spiegano molto bene perché nel primo giorno post-frontale tipicamente il vento gira intenso da nord e il cielo diventa terso.

Le previsioni, a qualche giorno di distanza, hanno ovvi problemi a posizionare correttamente il minimo, soprattutto quando ci sono di mezzo le Alpi da scavalcare che influenzano parecchio le traiettorie, il che spiega l’incongruenza fra il tempo previsto al venerdì e quello rilevato nel week-end. Ma il fatto che sbaglino tra i due scenari non significa che la giornata diventi volabile! Non c’è scampo, senza una adeguata cultura meteorologica non c’è modo di prevenire certi rischi.

Dal confronto tra le due carte del 5 e 6 marzo alle 00Z (ore 01 a.m.) si vede proprio una transizione tra due situazioni abbastanza assimilabili a quelle di cui sopra:

 

 

Come si vede nell'immagine precedente la direzione delle correnti non era tale da determinare precipitazioni sul Piemonte sabato,

 

 

L'immagine precedente illustra come domenica invece il dislivello barico tra nord e sud delle Alpi è tale da garantire il travaso: ricordiamoci che a fronte di dislivelli così importanti (parliamo di 15/20 hPa tra i due versanti), le correnti non seguono più le isobare, soprattutto vicino al suolo, ma le tagliano con un buon angolo, tanto più se aiutate dalle vallate e dal rimescolamento termico in pianura.

 

Lo vediamo bene anche nelle mappe BOLAM al suolo alle 12Z (ore 13) di sabato 5 Marzo dove si evidenziano 16/18 hPa di dislivello barico tra i due versanti delle Alpi. Ricordo che dai 7 hPa in su non ci sono più zone sicure, basta un po’ di rimescolamento termico sottovento in pianura per innescare il travaso, il fatto che non sempre accada non è un buon motivo per ignorare il rischio che si corre.

 

 

Si vede bene nelle mappe che seguono, come in situazioni di travaso di pressione, il vento sia più forte nei bassi strati che non in quota. La seguente immagine riporta il vento ad 850 hPa (circa 1500 metri).

 

 

Si notino gli oltre 30 m/s previsti agli sbocchi vallivi piemontesi!

 

E si veda come invece a 700 hPa (circa 3000 metri) il vento sia forte sullo spartiacque ma meno sulla pianura.

 

 

 

Il radiosondaggio di Cuneo, per quanto in zona non particolarmente vicina spazialmente ed orograficamente del tutto diversa (a nord c’è la pianura padana, le valli sono a sud-ovest) non fa altro che confermare e ribadire quanto già visto. Si noti come al disopra dell’inversione, piuttosto bassa, e sino ai 3.400 m il vento entri impetuoso.

 

16113 Cuneo-Levaldigi Observations at 12Z 05 Mar 2006

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PRES HGHT TEMP DWPT RELH MIXR DRCT SKNT THTA THTE THTV

hPa m C C % g/kg deg knot K K K

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1000.0 -73

946.0 386 10.0 3.0 62 5.04 55 3 287.7 302.2 288.6

945.0 395 8.4 0.4 57 4.19 57 3 286.1 298.2 286.9

925.0 573 6.6 1.6 70 4.67 100 3 286.1 299.5 286.9

897.0 824 4.6 -0.4 70 4.16 41 6 286.5 298.6 287.2

872.0 1055 5.2 -0.8 65 4.16 347 8 289.5 301.7 290.2

854.0 1225 7.4 -7.6 34 2.54 307 10 293.5 301.3 293.9

851.0 1254 7.1 -7.9 34 2.49 300 10 293.5 301.1 293.9

850.0 1264 7.0 -8.0 33 2.47 300 10 293.5 301.1 293.9

742.0 2354 -2.0 -14.2 39 1.72 330 23 295.2 300.7 295.6

700.0 2822 -5.9 -16.9 42 1.46 330 21 295.9 300.6 296.2

685.0 2990 -7.4 -17.7 44 1.40 330 22 296.1 300.6 296.4

658.0 3302 -10.1 -19.1 48 1.29 315 27 296.5 300.6 296.7

650.0 3395 -10.8 -19.8 47 1.23 310 28 296.8 300.8 297.0

568.0 4418 -17.9 -27.9 41 0.68 296 15 300.0 302.3 300.1

565.0 4457 -18.1 -29.1 38 0.61 295 14 300.2 302.3 300.3

555.0 4590 -18.9 -33.1 28 0.43 300 15 300.9 302.4 300.9

528.0 4959 -21.0 -44.2 11 0.14 275 16 302.6 303.2 302.6

517.0 5115 -21.9 -48.9 7 0.09 275 17 303.4 303.7 303.4

500.0 5360 -24.3 -49.3 8 0.09 275 19 303.4 303.7 303.4

408.0 6801 -37.7 -48.7 31 0.11 280 24 304.2 304.6 304.2

402.0 6906 -38.7 -48.7 34 0.11 280 20 304.2 304.6 304.2

400.0 6940 -38.9 -48.9 34 0.11 280 19 304.4 304.8 304.4

Perché a volte il vento dai quadranti settentrionali irrompe impetuoso a bassa quota ed altre volte resta confinato in quota? I fattori sono molteplici, uno di questi è il rimescolamento termico dei bassi strati.
In situazioni di stabilità o di inversione termica il vento di travaso può restare confinato negli altri strati "scivolando" sopra l'aria stabile degli strati inferiori. Se invece la situazione nei bassi strati è più instabile, non appena inizia il rimescolamento termico dovuto al riscaldamento del suolo, questo rimescolamento va ad interferire con il forte vento in quota che, disturbato nel suo incedere, tende ad infiltrarsi nei bassi strati raggiungendo anche il suolo. Sono proprio le condizioni meteorologiche che sembrano ideali per il volo libero a scatenare l'irruzione del forte vento meteo nei bassi strati.
E' fondamentale quindi la comprensione del quadro meteorologico generale per saper identificare situazioni pericolose di questo tipo.

Se il pilota avesse avuto una radio sintonizzata su una frequenza comune con gli altri piloti in volo nell'area probabilmente avrebbe preso coscienza con maggiore tempismo della situazione meteorologica in atto.

 

Raccomandazioni:

Consultare le previsioni meteorologiche specifiche per il volo libero (come quelle fornite da FIVL) prima di ogni volo.
Astenersi dal volo in previsione di venti molto sostenuti in quota, la protezione offerta dalle catene montuose non è mai garantita.
Astenersi dal volo in prossimità della catena alpina con differenze bariche di 7 hPa o superiori tra i due versanti delle Alpi.
Volare sempre con la radio accesa e sintonizzata su una frequenza comune concordata con il club locale o con i piloti che frequentano l'area.

 

Fonti:

Si ringrazia Costantino Molteni per la consulenza meteorologica.



Rodolfo Saccani
Commissione Sicurezza FIVL
Tel: 3355844936
Email: sicurezza@fivl.it


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