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Relazione incidente senza conseguenze (080326N0) - Rodolfo Saccani

Data: 26 Marzo 2008 ore 16 circa
Mezzo: Parapendio acrobatico U-Turn Morpheus 19 mq
Imbrago: Supair Acro 3
Casco: Kiwi integrale
Paracadute di soccorso: PRS 3 (Supair) nuovo (acquistato da 3 mesi)



Profilo del pilota:

Pilota molto esperto, oltre 10 anni di attività particolarmente assidua, pilota acrobatico da qualche anno. Numerosi corsi avanzati all'attivo.

Condizioni meteo:
Situazione di termica mediamente turbolenta.

Dinamica:
Il pilota sta provando una vela nuova, non essendo disponibile la sua taglia (20-21mq) sta provando la taglia da 19mq. Rimuove il secondo paracadute di emergenza dall'imbrago per ridurre il peso.
Decolla, fa quota e vola per una mezzora in termica. Si porta quindi su un pendio boscoso che utilizza come superficie di sicurezza in caso di emergenza in alternativa all'acqua e, con 1000 mt di quota sul terreno, prova un elicottero. La manovra viene eseguita correttamente.
A circa 800m sul terreno esegue un secondo elicottero. La manovra riesce ma poi la vela si scompone ed esce con una chiusura frontale. Il pilota tenta di contrastare ma la vela non risponde ai comandi, si crea una cravatta, la vela entra in SAT e si crea una situazione di twist.
Il pilota cerca di uscire dalla SAT involontaria trazionando il comando del freno. L'operazione è resa difficoltosa, comando molto duro, a causa dei 2 giri di twist. Il pilota insiste e riesce a trazionare il comando per qualche centimetro. La vela rallenta, ma al rilascio del comando, il twist impedisce il rilascio del cordino del freno. Il risultato è un looping a cui segue un nuovo abbattimento della vela in avanti ed entrata nuovamente in SAT (autorotazione) ancora più picchiata della precedente (permane la cravatta come pure i 2 giri di twist). A quel punto il pilota decide di lanciare il paracadute di emergenza, ci mette 3-4 secondi a trovare la maniglia in quella configurazione centrifugata (trova la maniglia grazie a una forzata ricerca visiva), poi lancia e il paracadute finisce nel fascio della vela prima di iniziare ad aprirsi. Con le mani raccoglie verso di sé la fune di vincolo dell'emergenza per un paio di metri, con un ultimo strattone l'emergenza esce dal fascio della vela, il pilota ritrae rapidamente le mani e l'emergenza si apre con un colpo secco.
Il pilota ha ancora 200mt di quota. Abbatte la vela e poi, con una mano sul fascio della vela e una sulle sospensioni dell'emergenza, prova a tirarsi verso l'alto per simulare la manovra di ammortizzamento dell'impatto, sembra funzionare. Il vento (10 km/h circa) tende a disporre il pilota di schiena rispetto alla direzione di avanzamento. Il pilota girando con una mano la fune di vincolo, riesce a ruotare di 90 gradi. A 2 metri da terra si tira verso l'alto sulla sospensione dell'emergenza per attutire l'impatto.

Esito:
L'emergenza e la vela finiscono sugli alberi, il pilota atterra incolume tra due alberi.
Nessuna conseguenza fisica per il pilota. Due cordini della vela rotti.

Il pilota incidentato ha prontamente avvisato (tramite telefono cellulare) uno dei piloti testimoni a terra che era incolume ed autonomo nel recupero dell'attrezzatura. Un pilota testimone in volo, sceso di quota per vedere l'accaduto, è stato avvisato verbalmente dal pilota accidentato di non preoccuparsi e continuare a volare.


Considerazioni:
Il pilota, volendo eseguire manovre di cui già aveva padronanza, decide di utilizzare una superficie boscosa al posto di una superficie acquosa come elemento di sicurezza in caso di emergenza. Quando vuole imparare nuove manovre invece si porta sull'acqua.
La vela è troppo piccola rispetto al peso del pilota, questo elemento probabilmente influisce sulla rapidità delle reazioni.
Il pilota dimostra particolare sangue freddo nella gestione dell'emergenza, che rappresenta la sua prima emergenza reale (già invece simulata in precedenti corsi SIV).
L'aver tolto la seconda emergenza ha certamente aumentato il rischio di non riuscire a lanciarla in quanto con vele acro la probabilità di una interferenza tra ala e paracadute di emergenza è molto più alta rispetto a vele da volo libero. Il paracadute di emergenza infatti finisce nel fascio della vela in rotazione. Con vele acro in questa configurazione questo succede quasi sempre.

Raccomandazioni:
Volare sempre con attrezzatura correttamente dimensionata.
Eseguire manovre acrobatiche sull'acqua. E' comprensibile che per piloti che devono allenarsi assiduamente questo possa essere poco gestibile da un punto di vista logistico. L'alternativa di eseguire manovre su aree ricche di vegetazione ad alto fusto è ragionevole ma non offre lo stesso livello di protezione rispetto ad una superficie acquosa. Il minor grado di protezione offerto dalla vegetazione rispetto all'acqua deve sconsigliare questa soluzione soprattutto nelle fasi di apprendimento di nuove manovre o nel caso di cambio attrezzatura.
Quando si esegue manovre acrobatiche utilizzare sempre due paracadute di emergenza.
In situazioni di cravatta importante con twist lanciare immediatamente il paracadute di emergenza. Queste situazioni non sono quasi mai recuperabili ed innescano rapidamente rotazioni violente che, oltre a comportare problemi di interferenza con il paracadute di emergenza, possono far perdere conoscenza.
In situazioni di emergenza la maniglia del paracadute di emergenza molto spesso non è dove ci aspettiamo di trovarla: cercare il contatto visivo con la maniglia accelera il tempo di apertura.
L'avvicinamento all'acrobazia deve essere effettuato solo ed esclusivamente con assistenza qualificata, con attrezzatura adeguata, su uno specchio d'acqua e con un'imbarcazione di appoggio.

Fonti:
La dinamica è stata riferita in modo puntuale dal pilota che ha gestito gli eventi con particolare lucidità e sangue freddo. Un testimone in volo e 3 a terra (piloti di parapendio) hanno assistito all'incidente.


Rodolfo Saccani
Commissione Sicurezza FIVL
Tel: 3355844936
Email: sicurezza@fivl.it


 

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